Numero 67

Autorizzazione 684/18 del 22/2/98 del tribunale di Lucca

Dicembre 2022 – Febbraio 2023
La maestra Giovanna

Scritto da più penne

Giovanna guarda fuori dalla finestra e rimane incantata da quel paesaggio, reso tutto bianco dalla neve caduta nella notte.

Il suo pensiero torna indietro nel tempo e ripensa alla sua vita. I ricordi lontani affiorano vividi, stranamente perde la cognizione dei ricordi recenti.

Sono nata nel 1940 in un paesino sperduto in Garfagnana: Gorfigliano. Nasco in una famiglia modesta di contadini, tolta la guerra, che io mi ricordi, non c’è mai mancato niente, anche se sulla nostra tavola la carne si vedeva solo a Natale o in qualche domenica di festa. Ma devo dire che non sono mai mancate le patate, la polenta, il pane e tutto quello che ci poteva dare la terra, così la nostra pancia era sempre soddisfatta. Sono una portatrice di handicap da sempre, ho una gamba più corta, insomma sono zoppa e questo è il regalo della poliomielite. Questa diversità da piccola mi ha dato dei problemi con i miei compagni che mi prendevano in giro e con gli sguardi di compassione della gente che incontravo. Intanto il tempo passava ed io studiavo con impegno perché volevo da grande diventare maestra. In seguito ho frequentato le magistrali a Lucca e vivevo in un convitto, andavo raramente a casa, stavo bene, ma mi mancavano i miei genitori. Finalmente presi il diploma di maestra elementare proponendomi di insegnare ai bambini in primis l’educazione e l’accettazione della diversità. Ero diventata una giovane bella donna e da quando usavo le scarpe con il plantare di rialzo mi sentivo guardata in modo diverso, anche dal sesso maschile.

La mia prima esperienza di insegnamento l’ho vissuta lontano da casa, fui mandata in un piccolo paese della Sardegna, dove vivevano solo trecento anime ma, come di solito succede in questi posti dimenticati , l’arrivo della maestra era ben accolto, questa figura era importante quasi come quella del dottore. Lì mi sono formata ed ho imparato le basi dell’insegnamento. I miei alunni non mi hanno mai mancato di rispetto. Sono stati quasi tutti educati e volenterosi, anche se all’inizio ho dovuto con difficoltà toglierli dalla strada e dal lavoro dei campi. Da questi risultati ho capito che il mio percorso professionale era sulla strada giusta.

Dopo diversi anni sono tornata nel continente e tenendo sempre presente il “metodo Montessori” mi sono dedicata ai bambini più fragili, mettendo da parte tutto quello che avevo sognato sulla mia vita privata. Arrivata alla pensione mi sono ritirata nella mia casa contornata dalle Alpi Apuane.

Adesso il suo tempo è scandito da piccole cose, da piacevoli riti come quello del thè delle cinque, da passeggiate lungo i sentieri, da qualche visita inaspettata, ma soprattutto le tengono compagnia i quaderni dei suoi alunni che legge e rilegge e a volte istintivamente, vi mette ancora delle note con la penna rossa!

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