La strega

Scritto da Beppe Calambretta

La bici scivola veloce sull’erba. L’aria tiepida e rosata entra a spifferi tra le pieghe ampie della veste. Mi sembra di volare su una sinfonia di musica impetuosa e che le mie fibre più intime e segrete vibrino come corde di violino. Insomma c’è qualcosa nell’aria, nel silenzio, nel mio cuore, che tutto rende effervescente e lieve, un’atmosfera quasi magica e ammaliante.

Non può che essere così se è vero, come è vero, che sto andando incontro al Grande Amore.

Non ci eravamo dati appuntamento.

Ma sono sicura: lui è lì con la sua testa bruna e gli occhi dolci, sull’argine del fiume ad aspettarmi. Guarda l’acqua scorrere tra i sassi, un cenno di sorriso sulla bocca.

L’ho conosciuto tanto tempo fa e per anni l’ho seguito da lontano, guardandolo ogni tanto di sottecchi, senza mai un saluto, una parola.

Cresceva intanto in tante direzioni: in statura, in intelletto, in portamento. E l’altro giorno finalmente ho visto dentro i suoi occhi, un guizzo, un lampo di passione e desiderio ed è bastato a dirmi che era giunta l’ora.

Ero sicura ma, pure a me che tante cose posso, il Grande Amore fa tremare i polsi, e l’ansia e i dubbi per due giorni interi l’anima e il corpo mi han messo sottosopra. Poi, oggi, d’improvviso, ho avuto un presentimento, un sussultar dei sensi, e ho visto lui che mi aspettava lungo il fiume.

Correre volevo subito da lui. Ma non si può! No, non si può andare incontro al Grande Amore così, come se niente fosse!

Bisogna preparare anima e corpo.

Per prima cosa il bagno in acqua profumata e trasparente e il balsamo ai capelli. Di poi gli unguenti, le membra a frizionar da cima a fondo. Tutta la pelle mia fatta velluto. Rossa, di seta morbida e leggera, la veste m’infilo di tra il capo. Non v’è bisogno d’altro! Sono pronta! Ché l’anima è già pronta da quel dì!

Ma intanto il tempo corre e vola via ed è già il tramonto e anch’io volare devo per essere già lì al momento giusto e catturar con lui quell’attimo fuggente che tutto rende luminoso e bello.

Ed ecco, sull’argine son giunta e lui è di là, sull’altra sponda. Mi vede e a testa alta s’incammina a imboccare il ponte.

In quella un’ombra, un sordo brontolio e il cuore mi si stringe in un dolore acuto. Lascio la bici, allora, e in aria m’innalzo e grido a perdifiato e con angoscia, Fermati Grande Amor ché il ponte crolla! Mi ode lui e arretra spaventato mentre la veste mia scivola via.

Un gran frastuono, un turbinio, il ponte crolla e in aria è tutto scuro e io son lì sospesa a un filo, nuda e bagnata e con il cuore in gola.

Poi tutto tace e tutto si dirada e lui è ancora lì, dov’era prima, la testa alzata e gli occhi stralunati.

Mi muovo quindi, sciolta e leggera, libera ormai d’ogni paura e pena e supero il fiume, ora quieto e mite. Ma mentre io m’avanzo lui arretra, sgomento ancora per quel che ha appena visto. Allora con la mia voce più dolce e più sincera gli dico, Son strega, sì! Ma son di quelle buone, che t’ho salvato appena! Salvami tu, or che giunto è il tuo momento!

Si scuote lui, mi fa un gran sorriso. Lampi negli occhi avanza, mi viene incontro.

In groppa gli discendo e tutto lo abbraccio, pelle su pelle come natura vuole. In cielo ora ci alziamo un corpo solo, i cuori fusi insieme in un sol battito, in una cavalcata felice e pazza, verso la luna bianca che là sull’orizzonte è già spuntata.

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